change the Past

Abbiamo un timore reverenziale nei confronti del passato. Nelle nostre scuole esiste una materia scolastica che cuce un periodo di pace con l’altro con il filo della guerra, riduciamo l’arte e la musica in correnti o periodi ed educhiamo i nostri figli insegnandogli la devozione verso la storia che è la descrizione del nostro passato.

Siamo soliti giustificarci dicendo “sono così, oppure ho questo presente perché quello è stato il mio passato”, confiniamo rigidamente ciò che è accaduto da ciò che deve ancora venire. Ma non è stato sempre così, in ogni essere umano ci sono vie di fuga e chiavi che aprono portoni di ferro, ne sono testimoni i rivoli infiniti in cui si riversa il bisogno di sondare e di andare oltre le apparenze, le migliaia di religioni, miti, stregoni e le loro ultime propaggini rappresentate da psicologi, analisti, guru e santoni.

La sensazione che ci sia un qualcosa che va oltre l’apparente superficialità dei ‘fatti’, ha radici che affondano nel nostro essere più profondo e che ci riportano ad uno stato di innocenza, probabilmente prima dell’età scolare, in cui il gioco rappresenta l’espressione tangibile del potere creativo dell’uomo. Al gioco è connesso il distacco e la recita, la fluidità e l’assenza di noia.

Senza la protezione della consapevolezza, i bambini sono spugne che assorbono tutto il materiale che gli viene dato dai primi insegnanti, emulano l’identificazione e la divisione dai genitori per poi indossare le rigide divise delle scuole e degli insegnanti. Questo progressivo allontanamento dall’uomo dalla sua vera natura fa perdere il contatto con ciò che c’è di più vero, trasformando i giovani in perfetti soldati del tempo.

L’etimo della parola educazione è ‘ex-duco’, significa ricorrere alla ragione, alla parte intellettuale per tirare fuori la vera natura di ogni essere umano, nobilitarlo e farne un essere felice, così come nel Timeo, Platone ricostruisce un capolavoro attraverso la pulizia di un particolare. Nella nostra cultura, nella descrizione che proiettiamo e che ci appartiene educazione significa riempire di nozioni più o meno fantasiose questa sfera di vetro trasparente, sporcarla e tappezzarla, fino alla saturazione.

Guardiamo ciò che crediamo di aver vissuto… si l’ho scritto, ho messo in dubbio che gli eventi da noi attraversati e che ci hanno segnato profondamente, siano potuti realmente accadere, dicevo, prendiamo un evento, il più doloroso il più terribile della nostra vita passata e cerchiamo di riportarlo qui, ora, osserviamolo con quel senso di distacco e di attenzione con cui ammiriamo un’opera d’arte o un bel film.

Protetti dalla luce del presente, entriamo in questa stanza buia e chiusa, spalancando le finestre e portando aria nuova in questo dolore.

È un’operazione che possiamo fare in ogni istante, soprattutto da soli, quando pensieri inutili e preoccupazioni fittizie ci intrattengono e ci amareggiano, in tutto quello che facciamo. Prendiamo questi eventi e diamogli una ambientazione nuova. Ci accorgeremo che il nostro passato è cambiato, avremo minato la rigidità che ci incollava a quel ricordo e saremo liberi da quel dolore.

Nel grigio di quei pensieri che scorrono senza nessun controllo cosciente da parte nostra, avvolta da una fitta nebbia, giace la noia, uno stato d’essere proprio dell’essere umano e assente in qualsiasi altra forma di vita. La noia è uno stato che intride con la sua umida presenza ogni istante della nostra vita, fino a rendercela odiosa a noi stessi. Sotto questa coltre adempiano al nostro ruolo, ricerchiamo divertimenti, facciamo figli e soprattutto mangiamo, la funzione della fame che presiede all’istinto della sopravvivenza, l’abbiamo annientata, ora si mangia solo per noia.

La noia è quel salvagente che ci impedisce di affondare nelle profondità di noi stessi e che ci tiene a galla nel mare della superficialità.

Il passato è rigidamente confinato in un museo polveroso.
Il presente è noia e superficialità.
Il futuro rappresenta una via di fuga, venata da preoccupazioni irreali e da un presagio di sventure…

Ma un po’ di divertimento!!! Sciogliamo il sodalizio con il tempo, entriamo in una dimensione sconosciuta ma familiare, prendiamo i nostri gioielli di famiglia e spolveriamoli e mantenendo questa fiamma accesa in noi, asciugheremo la noia dal nostro presente, entrando nelle zone più nascoste, nelle pieghe dei nostri pensieri, daremo nuovo slancio al presente e il futuro sarà altrettanto facilmente modellabile proprio come il nostro passato.

Non rimandiamo più questo divertimento nemmeno di un secondo, il posto migliore è questo dove siamo adesso e non esiste un momento migliore di questo.
Con questo senso di immortalità l’eroe va in guerra, la parola eroe contiene la parola eros, amore.
Ed è proprio nell’etimologia del nome che giace il significato più vero, eroe, eros, amore amore per se stesso, per mantenere pulito il proprio essere e sconfiggere ogni ombra in sé, prima che nel mondo.