Il Canto dell’umanità

Innalza il tuo canto

L’umanità canta un canto di sventura, dolore, dubbio, paura; pensa e sente negativamente. Solo apparentemente l’uomo si augura ricchezza, prosperità, salute. Se potesse osservarsi e conoscersi interiormente, ascolterebbe un continuo canto di negatività, che come una preghiera di sventura è fatta di preoccupazioni, immaginazioni malate e sempre in attesa di eventi terribili, probabili e improbabili.

Tutto il mondo è nella tua testa,
come la musica che suoni –
e il tuo destino è registrato come le tracce di un album.

Osserva la difficoltà di cambiare anche una sola parola del tuo vocabolario quotidiano: come un accento, un intercalare. Osserva l’incapacità di cambiare un atteggiamento, una reazione, fermare una routine, uscire da una ripetizione meccanica di gesti e suoni. Pensa a cosa potrebbe significare trasformare un pensiero, cambiare un’emozione. Guardati incapace di cogliere un’idea nuova, di accettarla e tuffarti nell’invisibile, di sognare qualcosa di originale, qualcosa di apparentemente impossibile, di suonare una singola nota che esce dallo stato in cui ti costringi a vivere.

Ti renderai conto che è più facile spostare una montagna. Scoprirai che il processo di invecchiamento e di irrigidimento è iniziato da tempo e che presto non sarai più in grado di combatterlo.

Uomini ricchi e poveri, magnati e impiegati, divinità e uomini comuni: ognuno con il proprio canto, ognuno nella propria prigione, sigillati in una bolla d’aria, crocifissi nel loro ruolo, nelle loro abitudini. La maggior parte dell’umanità è obbediente a un programma meccanico stabilito dalla nascita, ripetuto nell’infanzia; esegue una musica ipnotica appresa da pessimi musicisti, insegnanti monotoni, profeti di sventura, da genitori che non possono fare altro che trasmettere la canzone che hanno imparato.

 

Ci sono grandi musicisti, titani che spaziano tra i pentagrammi dell’esistenza, creano e catturano dall’alto la loro immensa musica. Una volta compreso questo, un uomo non può avere altro scopo nella sua vita se non quello di fuggire da questa ristretta fascia in cui tutta l’umanità è imprigionata, dalla monotonia e dalla povertà della sua stessa musica.

 

Non c’è progetto più grande, nessuna guerra è più sacra di quella che si combatte contro i propri limiti e che per innalzare il proprio canto.


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