self-government

Incontro tra Elio D’Anna ed i docenti della European School of Economics.

Insegnare filosofia, Economia o Business internazionale è irrilevante, sono classificazioni che nascono per dividere frammentare, separare l’integrità dell’essere. Ho fondato una Scuola che potesse portare ai giovani la ‘rivoluzione individuale’ che non si può suddividere in materie, equivarrebbe a ridurla in una sorta trasmissione orale e mnemonica, renderla identica a tutte le grandi scuole di business del mondo. La differenza tra il Non insegnamento del Dreamer e qualunque altro tipo di corso è il dialogo che si instaura con la persona, il Dreamer si rivolge direttamente all’interiorità dell’Essere e per questo non è paragonabile a nessun altra corrente filosofica o di pensiero. Queste parole rivolte all’individuo devono essere messe in pratica in prima persona dagli stessi insegnanti.

I curricula dei docenti arricchiscono il prestigio delle università in cui insegnano leggo un elenco nutrito di raggiungimenti orizzontali, anni ed anni dedicati all’inseguimento di traguardi esteriori, sia professionali che economici e di potere. Ma ad un esame più attento condotto sulle qualità interiori dell’uomo, si può osservare l’enorme spreco di tempo, vite spese inutilmente. Anni in cui la persona non è intervenuta nemmeno per una volta su se stessa, carriere orizzontali in cui non è successo niente ed alla fine ciò che è stato raggiunto è stato pagato con l’abdicazione della propria individualità ad un sapere di seconda mano, appreso in anni di fachiraggio fisico e intellettuale.

Alla ESE si insegna l’immobilità, il silenzio come importanti strumenti di lavoro, portare l’attenzione ai meccanismi e lo sguardo proiettato all’interno per osservare gli ingranaggi di questo mondo sconosciuto chiamato noi stessi attraverso l’immobilità.

Ascoltare il nostro dolore interno, ci avvicina sempre di più alla sorgente della nostra sofferenza. In questo modo si trasforma l’inutilità in una sofferenza volontaria, si diventa responsabili di se stessi, perché se soffre una parte del corpo non è solo l’Essere a soffrirne, è tutto il mondo che riflette lo stesso dolore, ricevendo una nota di malessere che si propaga all’infinito inquinando ogni cosa.

Così come esiste una sofferenza ‘utile’, allo stesso modo esiste una sana e vera solitudine che non ha niente a che vedere con la solitudine dell’ordinarietà. È uno stato di lonliness, che contiene ogni cosa, è uno stato che possiamo descrivere come un risveglio, un U-turn nei confronti della nostra meccanicità. Curare se stessi trasmette istantaneamente un messaggio d’amore nel mondo.

È il capovolgimento di un insegnamento alla sofferenza inutile, è l’interruzione della catena che lega il meccanismo scolastico alla progressiva ed inconsapevole formazione di esseri disintegrati, senza scopo ne meta. Ma per far questo è necessario che i primi a fare un lavoro introspettivo su di se siano proprio i docenti. È sufficiente un istante di assenza di dolore che come pietra di paragone, apra gli occhi dell’attenzione. Sarà allora che il professore reciterà alla perfezione il suo ruolo, rispettandone le leggi e la velocità ma sarà in grado soprattutto di leggere la sofferenza inascoltata dello studente che ha di fronte.

Dovremmo vivere solo del silenzio creativo, uniti in quest’immobilità e non per diventare santi ma per diventare guerrieri!